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Il commercio locale negli ultimi anni è cambiato radicalmente e ne rispecchia l’evoluzione delle dinamiche sociali.L’aumento della qualità della vita e allo stesso tempo dello stress quotidiano ha portato il modo di spendere i soldi diversamente, scegliendo il benessere della propria persona a discapito di quello che pian piano è stato considerato superfluo.Questo perché molti di noi hanno dovuto fare delle scelte.Negli ultimi 20 anni gli ingressi economici delle famiglie sono rimasti pressoché uguali, vivere dignitosamente è diventato caro e con l’avvento dell’euro le cose non sono certamente migliorate. Chi di noi non ha mai pensato “non compro un altro cappotto perché preferisco andare a cena fuori con gli amici” oppure “ non compro quel capo firmato perché con gli stessi soldi faccio una settimana di vacanza”.Insomma se prima il sentirsi bene era dato dal vestirsi bene ,oggi il sentirsi bene è dato dal volersi bene. La tranquillità, passare alcuni giorni in montagna o al mare, stare con gli amici, approfittare di un aperitivo ,godersi la famiglia, sorridere ,oggi sono necessità di cui nessuno vuole privarsi. Ma la crisi dell’abbigliamento non è colpa del modo di vivere delle persone . L’industria tessile mondiale è la maggior responsabile di questa crisi. Tutti noi addetti ai lavori abbiamo la responsabilità di esserci adeguati al sistema senza lottare. I nostri armadi sono pieni, nessuno ha motivo, specie in questo periodo storico drammatico che stiamo vivendo ,di riempirli ulteriormente. Il tempo a noi dedicato è sempre più ristretto. La nascita di internet , dei centri commerciali e-commerce hanno calcato l’onda. Una volta far shopping ,andare nel negozio preferito, nel proprio centro storico, farsi consigliare dal commesso, passare un ora a provarsi capi era una gioia. Gli street wiew, visualizzare le vetrine fa parte della ricerca che io faccio sempre ogni stagione per rendermi conto di come la società si muove e cosa richiede. E visitando e guardando, ormai sono anni che mi pongo interrogativi.. Come fa un consumatore a essere invogliato nel comprare quando le vetrine sono piene di capi di scarsa qualità provenienti da ogni parte del mondo?….. La nascita della grande distribuzione negli ultimi 20 anni ha immesso sempre maggiormente prodotti di bassa qualità con l’obiettivo di abbassare i costi. Ma ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia. Se all’inizio abbiamo avuto un incremento delle vendite pian piano di conseguenza la corsa al consumismo ha saturato il mercato e in alcuni casi distrutto prodotti storici della nostra industria tessile. Le manifatture tessili importano filati e rilavorano basi di tessuto che una volta erano il loro storico, il loro pane quotidiano. Le concorrenze oltreoceano a dir poco sleali, non permettono più , se non in casi rari ,di poter competere con certi prodotti…. Con nostalgia ripenso e ricordo i grandi cotonifici, i grandi linieri, gli storici setifici, per non parlare dei cardaioli lanieri della mia città. I Brands non sono stati da meno.Oggi investono gran parte delle loro risorse in immagine aziendale e merchandising a scapito della qualità del prodotto. Più di una volta mi son trovato a discutere con brands altosonanti per pochi centesimi al metro, addirittura su prodotti di bassa fascia e di importazione..Gli addetti degli uffici stile oggi impongono il prezzo del prodotto. il capo finto purtroppo non è più basato sulla qualità del tessuto e sulla sua sartorialità ma si basa sulla etichetta ,sull’immagine, sul messaggio che l’azienda ha voluto dare al consumatore finale. RISULTATO il distretto tessile italiano sta morendo. Possiamo salvarlo?…io non lo so..ma dobbiamo provarci.. Lo dobbiamo a tutti noi, perchè l’industria tessile italiana è stata il fiore all’occhiello della nostra nazione in tutto il mondo , fa parte della nostra storia ,del nostro essere ,della nostra cultura. E proprio dalla cultura del nostro tessile che dobbiamo ripartire.. Dobbiamo tutti fare un grosso passo indietro, tornare alle nostre origini.Ripensare e credere come i nostri nonni. Non è facile anzi.. Ma forse se ognuno fa la sua parte ,possiamo ancora farcela…. I brands,i confezionisti devono tornare a guardare alla qualità,al ricercato gusto nei tessuti, capendo gli sforzi che tutta la filiera tessile fa stagione dopo stagione per essere sempre protagonista e propositiva nei prodotti che presentano, devono cercare di proteggere il prodotto italiano, facendo ricerca e presentando le collezioni nei periodi giusti e non con anticipazioni folli che permettono agli altri di approfittare di noi stessi. i design devono creare il prodotto non partendo dal prezzo ,ma dal gusto ,dalle materie prime, dalla sua costruzione. le manifatture, come i terzisti ,devono investire i propri sforzi in personale professionale e qualificato, nella ricerca, stando attenti al mondo che li circonda. Le scuole ,infine, devono tornare a formare i giovani preparandogli ,dandogli certezze ,una vera qualifica, insegnando disciplina, amore per questo mondo, e tanto sacrificio e umiltà. Coloro che adesso stanno uscendo dalle nostre famose scuole tessili sono sono ragazzi con tanta prosopopea e una gran confusione in testa. E’ questa l’immagine da dare al consumatore finale. La gioia di sapere che in quel negozio di quartiere trova amore, passione, ricerca ,sacrifici, sorrisi e sicuramente la voglia di vestirsi Sono un illuso??? …forse o forse no…. S.B.

LA COMPETENZA ,IL SINONIMO CHE FA PAURA: Mi viene spontaneo chiedermi “perchè spesso non ci sono esperti di tessuti nelle aziende di moda?” Questo è preoccupante, per un settore che in stragrande maggioranza guida ,attraverso la produzione di tessuti la creazione e vendita di capi di abbigliamento. Ultimamente molte aziende hanno comunque cominciato a introdurre esperti sulla sostenibilità, visto le molte lacune e i grandi dubbi in materia, ma soprattutto guidati da un mood che sta prendendo sempre più campo E’ un trend positivo ma purtroppo indietro almeno di 10 anni rispetto alle esigenze ,anche se adesso la coscienza ambientalista sta trovando sempre più importanza.Scegliere un capo”green” oggi diventa quasi uno stile di vita verso una trasformazione globale. Ma torniamo al problema.. Sono forse troppo cari? Sono personaggi scomodi perché fanno troppe domande? Sono troppo competenti e mettono in difficoltà una categoria imprenditoriale sempre più improvvisata? Sono una minaccia per l’equilibrio interno dei lavoratori? Certo non è facile ingaggiarli a poco, certo è più semplice guardare dall’altra parte, certo esiste la paura di andare oltre il proprio orticello, certo non è facile per un dirigente che ha lievi competenze comprendere il tessuto e spesso preferiscono nascondersi pensando che il prodotto finale non li rappresenti. Purtroppo l’ascesa del consumismo della moda veloce ha portato inevitabilmente a un regressione della conoscenza del tessuto sia negli addetti sia nei fornitori.In molti hanno marciato su questa ascesa senza pensare al rovescio della medaglia ,ovvero l’impoverimento di prodotti storici nazionali a favori di prodotti scadenti di oltreoceano.. Il risultato è stato la saturazione e di conseguenza la sparizione del prodotto medio che era il pane quotidiano delle piccole e medie aziende. In tempi di difficoltà gli esperti vengono selezionati come i “maghi dalla sfera magica” e in tempi di fortuna di nuovo accantonati.. Un errore gravissimo perché la fisarmonica aziendale pian piano si riduce sempre più. i marchi affermati insegnano che entrare in mondo dove operano aziende agguerrite già da tempo, con investimenti e ricerca costante non è semplice…. Un mondo dove il “nome” non basta e per arrivare ad avere risultati ; occorre molta fatica, impegno, investimenti, ricerca, costanza e anche fortuna, tenendo sempre ben presente che non è facile ne scontato. Quindi altalenare l’andamento aziendale può far perdere terreno, e spazi che oggi sul mercato è quasi impossibile conquistare o riconquistare Ricordiamoci che i tessuti sono più complicati di quanto sembra..sono una materia viva che deve essere apprezzata al tatto e alla vista..e soprattutto non sono una scienza esatta. Ma quale vantaggi ha una azienda a ingaggiare un “esperto” Con la loro conoscenza, il loro know-how,la loro instancabile curiosità nelle innovazioni e nella ricerca, possono apportare abilità nelle fasi di produzione, processi nuovi e più produttivi, innovazione e creatività nell’attuare le nuove collezioni, collegare l’azienda a nuovi e più adatti fornitori e collaboratori grazie a una preziosa rubrica di collegamenti industriali di svariati anni, e infine ma non ultimo il trasferire le loro conoscenze e abilità a colleghi con poca esperienza nel settore.Possono essere l’anello di congiunzione tra il prodotto e i reparti commerciali che si sa sono spesso in lotta fra loro..insomma una sinergia a 360°. Essi andrebbero valutati per tutto ciò. Quando decidete di usufruire dei loro servizi..abbiatene rispetto ..perchè se saprete fidarvi possono essere IL VERO VALORE AGGIUNTO alla vostra impresa