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Scegliere di acquistare capi ecosostenibili è il primo passo verso una trasformazione del proprio stile di vita. Il cotone biologico, le fibre etiche, tinture ricavate da erbe… Sono dettagli non trascurabili in questa ritrovata coscienza ambientalista in grado di  farci sentire individui green. Se Roma non fu costruita in un giorno, lo stesso vale per l’ecosostenibilità L’emergenza ambientale impone un’attenzione quasi maniacale nella scelta dei prodotti: non basta sapere che il piumino che indossiamo è in nylon riciclato, che le imbottiture in piume d’oca non hanno recato danno al benessere degli animali, o che il sistema di produzione industriale ha ridotto al minimo le emissioni di CO2. La nostra camicia in cotone bio ci fa sentire a posto con la coscienza? Bene, ma ha il GOTS? Dalle coltivazioni di cotone agli allevamenti per la lana, via via fino al dettaglio dell’etichettatura di un capo di abbigliamento, nulla sfugge al Global Organic Textile Standard (GOTS), il Vangelo per il biologico nel settore tessile per chi vuole convertirsi alla moda green, che garantisce che il ciclo produttivo rispetti restringenti parametri sia ambientali che etici. La lista di certificazioni green è lunga, ma forse mai abbastanza e restanno alcuni dubbi Ritorna il piumino in nylon riciclato, che suscita un moto di gioia nel farci sapere che cannucce e bottiglie di plastica che inquinavano gli oceani ora sono diventati un caldo capo di outerwear. C’è però un ‘ma’ che getta un’ombra su questo raggio di pseudo ecosostenibilità, e si comincia “a sentire di nuovo un po’ di freddo”. L’imbottitura è certificata dalla Responsible Down Standard (RDS), rassicurando che non si è nuociuto al benessere degli animali per ottenere le piume? E si prosegue…Tutto quello che si indossa sotto la giacca ha la certificazione del Global Recycle Standard (GRS)? Hanno i nostri maglioni, t-shirt, pantaloni e quant’altro, una quantità di materiale riciclato che abbia una risonanza ambientale abbattendo gli sprechi di materia prima? ICEA e RWS Esiste ICEA, istituto indipendente che contribuisce allo sviluppo dell’agricoltura biologica controllando l’attività produttiva delle aziende italiane per garantirne standard ecologici ed etici, e c’è Responsible Wool Standard (RWS), un consorzio che si occupa di garantire gli standard del benessere animale nella produzione della lana. Tessuti, bottoni, cerniere e imbottiture diventano un potente strumento della cultura green La mobilitazione per stabilire uno status quo di sostenibilità è grande Il vantaggio sta nel ricircolo continuo di informazioni che permette a chi acquista di scegliere consapevolmente. Se si hanno la volontà e la pazienza di cercare con attenzione, il mercato della moda offre una vasta scelta di prodotti pensati per non nuocere all’ambiente, e tessuti, bottoni, cerniere e imbottiture, diventano un potente strumento contro l’inquinamento, la distruzione delle risorse e la mancanza di attenzione e cura verso la natura. Lo standard ecosostenibile del cashmere e del cammello Molte aziende, in Italia e all’estero, stanno impiantando la loro produzione su queste basi, cercando di creare un terreno fertile alla nascita e crescita di una moda sostenibile. Tra queste, spicca quelle entrata a far parte del Cashmere and Camel Hair Manufacturing Institute (CCMI), un organo di controllo della produzione di capi in cashmere e pelo di cammello, che si occupa di mantenere alti standard qualitativi senza in alcun modo minare la salute o il benessere degli animali, dei territori e delle popolazioni coinvolte nella produzione.

Crediamo in tutto ciò